Performance a tutte le età: ruolo dello stile di vita

Età e performance lavorativa: col passare degli anni la prima aumenta inesorabilmente, non sempre la seconda.

Talvolta diminuisce, talvolta invece migliora. Esperienza, motivazione, soddisfazione, tipo di lavoro, salute e tanti altri sono i paramentri individuali che entrano in gioco nel determinare se la persona “matura” vale di più da un punto di vista lavorativo di quando era alle sue prime armi o comunque rispetto ad un suo collega più giovane.

Credo però che la principale domanda da porsi non sia tanto: “con il passare degli anni la performance lavorativa migliora o no”, quanto “cosa posso fare per mantenere/migliorare, negli anni la mia performance? ”  e volendo osare ancora di più, potremmo chiederci “ cosa posso fare per mantenere/migliorare, negli anni la mia salute e quindi la mia performance lavorativa?”

Esiste infatti un  chiaro legame, mostrato da vari lavori scientifici, tra performance lavorativa e lo stato di salute di un individuo. Migliore è lo stato di salute e migliore è la performance, sia per lavori che richiedono uno sforzo più fisico che per lavori che richiedono uno sforzo più intellettuale.

La cosa particolarmente interessante è che allora è possibile prendere 2 importantissimi piccioni (salute e  performance) con una sola fava.  Ma quale è questa “fava”?  cosa fare allora?

Una possibile soluzione è rappresentata dal miglioramento del proprio stile di vita. Questo infatti, accanto alla genetica, all’ambiente ed ad un po’ di fortuna, è un determinante della nostra salute e delle modalità con cui l’organismo umano si adatta al passare del tempo ed anche della performance lavorativa. E’ sicuramente il fattore principalmente modificabile.

Alimentazione sana, attività fisica, gestione dello stress e delle sostanze di abuso (compreso non fumare) rappresentano quindi la risposta alla domanda che ci siamo posti. Vari lavori scientifici mostrano infatti come uno stile di vita corretto, non solo riduca il rischio e migliori la prognosi di varie patologie croniche (infarto, ipertensione, diabete, cancro, ecc) ma sia persino in grado di modulare l’espressione genetica, di agire su meccanismi metabolici ed immunologici importanti nel determinare le funzioni cognitive, di migliorare alcuni parametri di intelligenza ed anche di migliorare l’umore.

Il punto fondamentale è “come” fare in modo che un individuo sia in grado di migliorare il proprio stile di vita.  E’ una delle cose più difficili da fare, ma sicuramente possibile specie quando ci si trovi in un ambiente favorevole. Cosa allora meglio di un ambiente lavorativo (dove si passa gran parte della giornata!)  che ha a cuore la salute e la performace delle sue persone?  Molti sono infatti i dati che mostrano come l’Azienda sia un luogo particolarmente fertile a questo  proposito. Occorre comunque proporre e seguire programmi specifici, mai improvvisati e basati solo sul “buon senso”, ma  di provata efficacia, realistici ed adatti alle varie tipologie di persone e professionalità presenti in azienda.

La cosa bella è che non occorre necessariamente avere uno stile di vita da sempre perfetto, ma iniziare, indipendentemente dal livello in cui si è, a migliorare e mantenere nel tempo i risultati ottenuti. E non dimentichamo infine che anche avere una buona performace lavorativa, essere contenti del proprio lavoro fa bene alla salute!

Prof. Università degli Studi di Milano - Responsabile Sezione Medicina dell’Esercizio e Patologie Funzionali. IC Humanitas

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